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Copyright Archivio Ugo Carrega 2019
 

Ugo Carrega. Io tento l’assoluto// MOSTRA VIRTUALE

Ugo Carrega. Io tento l’assoluto// MOSTRA VIRTUALE

Testi di Caterina Gualco e Grazia Previati pubblicati il 29 marzo 2020 in occasione della mostra virtuale dedicata a Ugo Carrega da Caterina Gualco e la sua UnimediaModern.

Qui il link: https://www.facebook.com/caterina.gualco/posts/10222194685725489

UnimediaModern
virtuosa e virtuale
Perché i pensieri volgano alla speranza… (Leonardo)

29 marzo 2020
Dodicesima mostra della serie L’ARTE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Ugo Carrega
Io tento l’assoluto

D’ailleurs ce sont toujours les autres qui meurent (Marcel Duchamp)

Giovedì 1 ottobre 2009 UnimediaModern (già Unimedia e poi Archivio Caterina Gualco) inaugurava la 40° stagione della sua attività con la mostra Dal caso in poi di Ugo Carrega.
Avevamo scelto di celebrare questa occasione per noi molto significativa, con Ugo Carrega, genovese trapiantato a Milano, grande artista e grande amico, molte volte presente durante i lunghi anni del nostro lavoro, in mostre personali e di gruppo.
Richiesto di alcune parole di autopresentazione, Ugo ci aveva scritto:

«Io appartengo alla famiglia di quei piccoli ricercatori che non inventano niente ma sono soddisfatti di giocare al gioco della ricerca che, nel mio caso, è far convivere sulla stessa pagina segni diversi per vedere cosa ne risulta nella dimensione del senso.
Io, dunque, c’entro per caso con l’arte».

Sono parole esaustive… ma è nostro piacere citare una sua dichiarazione del 1964 riportata nell’Autobiografia in terza persona, pubblicata sul libro La mente in mano edito dalla Fondazione Berardelli nel 2007:

«…Costantemente consapevole che ogni mio lavoro é una cellula di un organismo complesso, ho tentato e continuo a tentare di fare della poesia e della pittura un’unica cosa così che la parola sia immagine visiva, oltre che mentale, e il segno sia immagine mentale, oltre che visiva…»

Ringraziamo la Fondazione Berardelli, che sta curando il catalogo dell’Archivio Carrega, per la collaborazione.

Caterina Gualco
Marzo 2020

 

«Per me hanno sempre avuto una certa importanza le cose che per gli altri non ne avevano. Ho imparato molto di più dalla cucina che dai filosofi. La cucina è una disciplina sublime che prevede la mescolanza di più elementi. Sono alle cose banali, le cose semplici che attirano la mia attenzione. Sono le cose elementari e semplici che sono la verità della vita».
(3 marzo 2010, Milano)

Mosso dalla passione per la scrittura che ha sempre accompagnato la sua esperienza artista, Ugo Carrega inizia una ricerca di interscambio fra la proposizione, come costrutto di immagini mentali e l’immagine visiva.
La sua ricerca si è sviluppata per più di trent’anni in un percorso autonomo di lavoro per costruire un’opera d’arte che riassume in se la forza espressiva della letteratura e della pittura. Dalla seconda metà del Novecento ha saputo fondare un nuovo alfabeto creativo con il quale esprimere una personalissima avventura esistenziale. Padre di un’ “Artescrittura” inimitabile e immediatamente riconoscibile, laddove la parola si unisce alla forma, Carrega è Insofferente verso il termine ‘Avanguardia’, in quanto manca in lui una volontà satirica o contestatrice della realtà contemporanea.
Personalità capace di scegliere in piena libertà le proprie intenzioni, l’artista ha percorso la strada dell’arte come poesia, della vita come arte, della poesia in quanto vita. Dal greco all’inglese, la sua opera è rinvigorita da giochi di parole, inversioni vocaliche, alfabeti bi-direzionali, spruzzi, scarabocchi, segni.
La materia pittorica è intesa quale sperimentazioni su ogni medium possibile: dalla carta di giornale imbevuta nel caffè, tagliata e accorpata in collage, alla tela macchiata.
Durante un’intervista che ho avuto il piacere e l’onore di fare all’artista nel 2010 chiesi: “cos’è la parola?” e lui mi rispose:

«La parola è la massima espressione dell’uomo. La parola più banale e quotidiana è per me un grande avvenimento, bello quanto un quadro di Rembrandt. Inventavo alfabeti, mappe con segni misteriosi e macchie cui davo nomi tenendomi lontano dalla parola significante.
Poi la rivelazione della poesia. Qui la parola era scelta e posta nel giusto rilievo del suono, della sua struttura fonetica ma soprattutto della sua musica interiore, il significato. La scrittura non è altro che segno di segno».

Grazia Previati
Marzo 2020

Intemporion, 1988