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Un modello perseguito: vedere→guardare→leggere// Intervento di Ugo Carrega

Un modello perseguito: vedere→guardare→leggere// Intervento di Ugo Carrega

“Un modello perseguito:

vedere→guardare→leggere”. Potrei parafrasare le tesi centrale dei filosofi di Oxford, espressa nello slogan “Meaning is use” (Il senso è l’uso), in “Art is use” (L’arte è l’uso), e dare quindi forma al concetto di uso nel modello.

Se si vede la definizione lessicale di modello, ci si rende subito conto che l’artista oggi non si ispira a un modello, ma anzi, le specificità del suo operare è quella di crearSI, per prima cosa, un modello da perseguire.

Si può quindi considerare il “modello” come teoria di composizione del lavoro d’arte. Perseguire il modello così costituito è accertare la sintassi della propria opera con la consapevolezza che la sua semantica è pragmatica sono referenziabili soltanto alla storia e alla società.

L’artista sente di volta in volta la necessità di inventarSI un modello mediante il quale può memorizzare una serie di regole che gli servono ad analizzare alcuni problemi del processo di significazione.

(Parafrasando D’Annunzio, oggi l’artista può dire: “Io ho quel che ho comunicato”).

Una serie di opere, di oggetti, di formalizzazioni di pensiero, saranno le varianti costituenti la realizzazione del fenomeno permutazionale degli elementi con far agire le regole del modello.

Quando un modello è generale, riguarda cioè i fenomeni di base dell’evoluzione di una società, più artisti si trovano ad analizzare il fenomeno e ad operare dentro il modello generale.

Il problema generale oggi è il fenomeno dello scrollamento del significante.

Il processo di significazione è in crisi.

La terminologia designante valori ha i significati che non corrispondono ai referenti; ne consegue uno sfasamento dei significati e un uso arbitrario della metafora in quanto strumento di designazione del non-noto.

(Questo fenomeno è già accaduto in epoche passate: era ben chiaro a Confucio quando enunciava la sua Teoria del Raddrizzamento dei Nomi).

Il modello della significazione viene designato con tre verbi: vedere (percepire con l’occhio), che è lo stadio iniziale del guardare (fermare l’attenzione sul veduto), che è lo stadio mediano verso il leggere (interpretare il guardato).

Vari operatori stanno lavorando per fissare dei modelli mediante i quali si elabora il loro discorso sulla significazione; modelli che operano nel modello più ampio di cui i tre verbi sopraelencati indicano il flusso di percorrenza.

Si tratta quindi di un’arte il cui referente è l’attività mentale della significazione. (Il modello a cui ispirarsi non è più l’albero da dipingere, lo stato d’animo da descrivere (sia con parole che con segni); il modello è l’attività mentale da cui dedurre i modelli individuali dell’operare).

Il processo mentale della significazione è il modello da rappresentare.

I sette artisti scelti (ugo carrega, vincenzo ferrari, emilio isgrò, ugo la pietra, plinio mesciulam, luca patella, franco vaccari) sono quelli che, a mio giudizio, meglio operano in questo momento nel modello generale indicato, all’interno del quale ognuno sviluppa modelli individuali diversificati.

Di questi modelli individuali ogni artista ci parla in sede di catalogo.

Ugo Carrega

 

 

note dal dizionario:

vedere: percepire con l’occhio.

guardare: fissare lo sguardo su qualcosa/qualcuno.

leggere: riconoscere, mediante un segno, il significato.

modello: ogni oggetto o persona che l’artista o l’artigiano tenga davanti ai suoi occhi per riprodurlo.

 

 

Intervento di Ugo Carrega tratto da:

[U. Carrega] (a cura di), “Un modello perseguito: vedere→guardare→leggere” (catalogo della mostra, Milano, Rinaldo Rotta Galleria d’Arte, ottobre 1975) Milano, Rinaldo Rotta Galleria d’Arte, 1975.